Le api sono le prime stampanti 3D al mondo
Per costruire le cellette di cera (favi) lavorano una sostanza composta dai loro stessi corpi, formata a temperatura corporea, con un materiale che è commestibile, biodegradabile e riciclabile.
Suona bene “le api sono le prime stampanti 3D al mondo”, non credete?
Esistono delle interessanti similitudini tra l’istinto di un’ape e i computer che utilizziamo:
Le api lavorano utilizzando una semplice logica, molto simile ai codici utilizzati nel computing moderno, ovvero il codice binario.
Ma come fanno le api a stampare in 3D?
Le api realizzano esagoni regolari con una deviazione di due millimetri, che alla fine deformano in cerchi. Questo è il risultato di milioni di anni di evoluzione, che ha portato le api a costruire istintivamente strutture che presentano un’elevata resistenza alla trazione ed una superficie minima. Il fatto che gli alveari siano in grado di sopportare fino a cinquanta volte il loro peso è una caratteristica naturale dalla quale il settore della fabbricazione può sicuramente imparare.
A differenza di altri imenotteri che costruiscono i loro nidi con materiali raccolti in natura (per esempio, sostanze cellulosiche o fango), le api provvedono loro stesse a produrre la cera con la quale edificano le strutture interne dell’alveare, i favi. La cera viene prodotta da ghiandole ciripare localizzate nell’ addome delle api operaie. Appena secreta si presenta sotto forma di minuscole scagliette incolori. Le operaie costruttrici provvedono a plasmare con le mandibole il materiale per arrivare alla forma voluta. Il lavoro di costruzione dei favi è regolato da meccanismi complessi, lo studio dei quali è oltremodo interessante. In termini di economia metabolica la secrezione di cera è un processo dispendioso: per ogni grammo di cera prodotto le api ne consumano 7-10 di miele.

